martedì 28 febbraio 2017

Latte Made in Italy o latte 100% italiano




La solita Germania (truffatrice?): l’inganno dell’etichettatura EU del latte che facilmente nasconderà materia prima tedesca




La solita Germania (truffatrice?): l’inganno dell’etichettatura EU del latte che facilmente nasconderà materia prima tedesca.


l’indicazione “Made in Italy” nel caso in cui il paese di trasformazione sia l’Italia.


Tradotto, latte “Made in Italy” non significa necessariamente che sia latte italiano ma solo che ha subito l’ultima trasformazione sostanziale in Italia.
Per trovare l’origine vera del prodotto – ovvero per capire se il latte in questione è veramente italiano come tutti lo intendiamo – dovrete andare SUL FIANCO del cartone e vedere il luogo di mungitura o di origine: se verrà indicato “Origine UE” o “Miscela di latti di provenienza UE” significa che NON è latte Italiano! Se ci sarà scritto “Origine Italia” invece sarà, SI, latte italiano! 

ATTENZIONE QUINDI!

Solo l’indicazione “latte 100% italiano”, “100% latte italiano” o “latte italiano 100%” certifica il vero Made in Italy.





Fonte

venerdì 17 febbraio 2017

Il Parlamento europeo ha dato il via libera al CETA.


Trattato di libero scambio tra Ue e Canada, senza ascoltare la voce di milioni di cittadini contrari al progetto. Un rischio per il Made in Italy, un duro colpo alle piccole medie imprese, più potere alle multinazionali. Per l’Italia il CETA è un errore, ecco perché.
Il CETA, approvato dal Parlamento europeo con larga maggioranza, con voti italiani favorevoli dal Partito Democratico e Forza Italia, decide in pratica le sorti della salute, dell'economia, della sanità e dell'ambiente in Europa. Per l'Italia il trattato è senz'altro ambiguo e rappresenta diversi pericoli.
Va sottolineato che il CETA entrerà totalmente in vigore solo dopo la sua ratifica da parte di ciascuno dei Parlamenti europei, quindi i giochi non sono ancora finiti. Il dibattito mediatico in merito in Italia però, rispetto a Francia e Belgio, non sembra essere molto attivo. Quale potrebbe essere l'impatto del CETA sul Belpaese? Sputnik Italia ne ha parlato con Fausto Durante, Responsabile per le politiche europee e internazionali della CGIL.
—  Il Parlamento Europeo ha ratificato il CETA, Trattato di libero scambio tra Europa e Canada. Fausto, secondo lei è stato un errore?
— Noi come CGIL pensiamo che sia stato un errore molto grave per diversi motivi. Questi grandi accordi commerciali che l'Europa sta negoziando con il Canada, con la Corea e gli Stati Uniti hanno un difetto di origine, sono cioè concepiti come strumenti per l'abbattimento delle barriere tariffarie doganali, ma anche delle barriere regolamentari. Questo è un problema per la sostenibilità del commercio. Il commercio dovrebbe favorire uno sviluppo armonico del mondo, ma questo passa in secondo piano, perché l'abbattimento delle barriere è di ispirazione tipicamente liberista, l'interesse primario è concentrato quindi sui risultati delle imprese e delle multinazionali.
Questi tipi di accordo vengono inoltre negoziati in grandissimo segreto, c'è un clima di opacità e totale mancanza di trasparenza su chi negozia e in base a quale mandato. L'Unione europea viene meno al principio di trasparenza, di partecipazione democratica e coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni importanti che li riguardano.
—  Che cosa non torna nel CETA?
— Viene stabilito il principio secondo il quale un'impresa del Canada che facesse un investimento in un Paese dell'Ue e la quale si ritenesse danneggiata da un contratto collettivo per esempio, può fare causa allo Stato non attraverso i tribunali ordinari, ma attraverso una Corte speciale. Solitamente questo tipo di tribunali privati danno ragione alle imprese, questo mette le multinazionali in una condizione di vantaggio rispetto ai cittadini normali e rispetto agli Stati.
Questo sistema, l'ICS, Investor Court System, prevede che le imprese possano fare ricorso, ma gli Stati e i cittadini non possono rivolgersi alla stessa Corte. Siamo testimoni di uno spostamento di potere decisionale nelle mani delle multinazionali. È un ribaltamento della gerarchia dei valori. Un governo che opera nel bene dei cittadini potrebbe essere citato in giudizio ed essere costretto a pagare fior di risarcimenti alle multinazionali.
—  Quali effetti negativi può causare all'Italia la ratifica del CETA?
— Siamo molto preoccupati per l'impatto sulle produzioni agricole e sulle eccellenze alimentari che ci sono in Europa. Nel nostro Paese molti prodotti sono regolati attraverso i marchi DOP, DOC, Igp, Igt, parlo dei vini, dei distillati e prodotti alimentari che vengono ottenuti attraverso procedimenti disciplinari molto severi. Ebbene, per questi prodotti, che in Europa se ne contano migliaia, il CETA ne tutela poco più di 200. Questo significa che noi potremmo essere esposti al rischio della contraffazione dei marchi, perché a questo punto sarà legale che un'impresa canadese produca un olio chiamandolo "genovese" e lo venda sul mercato europeo senza subire conseguenze.
È possibile perfino che per l'abbattimento della regolamentazione sulla qualità e la salubrità degli alimenti, si introduca in Europa carne derivante da procedimenti dove vengono usati gli ormoni della crescita, gli antibiotici e in cui si fa uso di OGM. Le carcasse degli animali vengono lavate con il cloro nel Nord America, in Italia quest'idea ci farebbe rabbrividire.
I prodotti ottenuti in quella maniera invaderanno i nostri mercati e i cittadini saranno invogliati ad acquistarli perché costeranno meno. Questo però comporterà problemi dal punto di vista della salute.
—  La ratifica del CETA è definitiva o la faccenda non è ancora chiusa e le cose possono cambiare?
— Il Parlamento europeo ha dato il suo formale via libera al CETA, che può entrare in vigore per alcune sue parti generali, ma non specifiche. Per entrare in vigore nella sua pienezza il CETA ha bisogno di essere ratificato dai Parlamenti di ciascuno degli Stati dell'Unione europea. Secondo la procedura che si è scelto di adottare, se soltanto un Parlamento dovesse respingere il CETA, il trattato non potrà mai essere considerato in vigore.
Quindi noi che facciamo parte di una campagna europea molto grande che si chiama Stop TTIP-Stop CETA, lavoreremo nel corso di questo periodo, si pensa ad almeno un paio d'anni, per fare in modo che i Parlamenti possano esprimere la loro voce raccogliendo le preoccupazioni della società civile, dei consumatori, dei sindacati e delle medie piccole imprese, minacciate dal gigantismo industriale nordamericano. Proveremo a ribaltare questo esito.
—  Secondo lei in Italia a livello governativo verrà discusso in modo opportuno questo problema e i media gli dedicheranno abbastanza spazio?
— Fino a questo momento il dibattito pubblico in Italia sul CETA e sul TTIP è stato largamente al di sotto delle aspettative, mentre è stato più vivace in Belgio, in Francia e in Germania. Non a caso sono i Paesi dai quali è venuta maggiore opposizione al CETA.
Metteremo in campo diverse iniziative perché i cittadini italiani siano informati, sappiano precisamente quando il Parlamento dovrà discutere e decidere sul CETA. Il Parlamento europeo ha dato il via al CETA, ma ha dimenticato che le sue Commissione Ambiente e Commissione Lavoro avevano chiesto all'aula di respingere il CETA, preoccupate per gli impatti del trattato sul lavoro e l'ambiente.
Più di 3 milioni di persone inoltre hanno partecipato ad una consultazione sul commercio internazionale dicendo di non essere favorevoli a questo modo di intendere i trattati. Queste persone non sono contrarie ai trattati internazionali, loro vogliono un altro tipo di commercio internazionale, che favorisca la diffusione dei diritti sociali per tutti i Paesi, con l'obiettivo di ridurre le diseguaglianze nel mondo.
—  Diversi eurodeputati italiani hanno votato a favore del CETA. Che cosa risponderebbe ai politici che hanno definito il CETA una bella occasione per espandere il "Made in Italy"?
—  I marchi delle eccellenze italiane non hanno bisogno del CETA o del TTIP per diffondersi in tutto il mondo. Hanno un grande mercato, perché sono prodotti di altissimo livello e sicuri dal punto di vista del controllo alimentare.
Non è chiaro in quale misura le imprese italiane potranno partecipare agli appalti in Canada e negli Stati Uniti, mentre è sicuro che noi stiamo aprendo il mercato europeo agli appaltatori canadesi. I vantaggi di questi accordi sono pari a zero. Per esempio il NAFTA ha significato per i Paesi meno sviluppati —700 mila posti di lavoro. Il CETA prevede inoltre che anche i servizi pubblici fondamentali possano essere compresi dentro queste logiche commerciali. Questo riguarderebbe anche l'acqua e la gestione del suolo.
Le previsioni parlano di vantaggi minimi. È possibile che per raggiungere uno 0,1% di crescita si debbano mettere a rischio i diritti del lavoro e la salubrità degli alimenti che si consumano? È possibile creare tribunali pensati solo per le multinazionali? C'è un cedimento di tipo culturale, sul quale noi non possiamo concordare. Noi non siamo soli, i consumatori, gli agricoltori, le piccole e piccolissime imprese protestano. Il governo italiano dovrebbe tenere conto di tutto ciò, invece si è deciso ancora una volta senza ascoltare la voce dei cittadini. Speriamo di invertire questa tendenza nel processo di ratifica nazionale.
Tatiana Santi

Qui la fonte



venerdì 3 febbraio 2017

Il potere finanziario contro il Vaticano



Ratzinger non poté “né vendere né comprare”


Maurizio Blondet  28 settembre 2015  
Devo cominciare riconoscendo un mio errore. Nel precedente articolo ho riferito che l’elezione di Bergoglio è stata “il frutto delle riunioni segrete che cardinali e vescovi, organizzati da Carlo Maria Martini, hanno tenuto per anni a San Gallo, in Svizzera”, come ha dichiarato vantandosene uno dei congiurati, il cardinal Dannnels. Mi son detto che una tale congiura modernista invalida l'elezione di Bergoglio.

Un lettore, canonista, mi dà giustamente torto: “… Le convenzioni che si compiono fra gli elettori del conclave non producono nullità dell'elezione. A maggior ragione, se fatte prima del conclave. Esistono numerosi precedenti, molti nel tardo medioevo e nel rinascimento, almeno i meglio noti. Anche eventuali  vizi procedurali dell’elezione, dei quali si è occupato il Socci, possono avere rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li abbia fatti valere. Il che è positivamente escluso, non esistendo rifiuti di prestare obbedienza da parte di alcun porporato.   Questo, naturalmente, non vale a rendere i fatti di cui si dice moralmente degni, ma è altra materia”

Segue la firma.

Quindi è un Papa che non possiamo stimare – visto che s’è fatto eleggere con questi trucchi e complicità – ma è legittimo. Tuttavia un altro lettore, stimolato dallo stesso articolo, mi rimbalza un blog con una notizia notevole.

http://sauraplesio.blogspot.it/2015/09/giallo-vaticano.html

Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran. Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).

Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi. Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.

La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condannata dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8  miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.

Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari. Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.
Il sito bela Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:

Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate. Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.

“ C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  
Ciò spiega e giustifica le inaudite  dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Iraq e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati. La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.

Dimissioni sotto costrizione
Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante,  avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender. Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”. Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un  intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.

Con quanta fretta sia stata attuata l’espulsione di Ratzinger lo suggerisce anche un particolare che ha tratto fuori Luciano Canfora. Simpatico comunista non pentito, ma bravo storico della romanità e latinista, egli ha notato nel motu proprio con cui Benedetto ha giustificato le sue dimissioni con l’età (“Ingravescente Aetate”) una serie di errori di latino: errori elementari nella concordanza dei casi, da far arrossire uno scolaretto. Ora Ratzinger non può aver commesso questi errori. Il testo è stato scritto da altri, e lui è stato spedito via dal Vaticano platealmente, in elicottero ripreso in mondovisione?

E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo lo Ior. Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.

Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi. Come mai? La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato… avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni? C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?

Magari l’elezione di Bergoglio non sarà invalida. Ma sembra di capire che la dimissione di Ratzinger lo è – è stato costretto a scendere dal trono di Pietro sotto costruzione. Il comportamento stesso di Ratzinger, apparentemente ambiguo nel tenersi addosso la veste bianca e il titolo di Santo Padre, può confermarlo: vuol dare il segnale a chi può capirlo, senza poter dire, che è stato cacciato, non se n’è andato volontariamente. Ora, come un matrimonio è nullo se uno degli sposi l’ha stretto sotto costrizione, lo sarà anche un Papa che rinuncia sotto costrizione, e fa’ anche sapere che lui resta Papa….

In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti? La cosa è molto strana e insolita. I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi. Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, apre alla nuova morale obbligatoria, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.

Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti;e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio (con il suo consiglio degli Otto) ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…

Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigrati, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accogliere sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “

      Non c’è da sperare che qualche porporato contesti non l’elezione di Bergoglio, ma invalida le dimissione di Benedetto: sono in ballo i quattrini, e il rischio di essere alla testa di una Chiesa “santa” ma messa in miseria da SWIFT sicuramente fa’ esitare anche i cardinali più tradizionali.

Come credente, mi tranquillizza questa idea: abbiamo ancora un Pontifex, anche se ammutolito.  La promessa fatta a Pietro è  ancora mantenuta; la linea apostolica non è interrotta,
I sacramenti impartiti restano validi.  E’ questo solo che conta, nella tempesta.

Come uomini di questa generazione, abbiamo meglio identificato il falso agnello dell’Apocalisse 13, col potere di affamare e di bloccare, sì che “nessuno potesse vendere né comprare” senza avere “Il marchio sulla mano e sulla fronte”. SWIFT, e il suo numero bancario (BIC) ha rivelato ancor più chiara la sua essenza anticristica, e il vero fine della globalizzazione. E non mi si chiami più complottista…Ma quale complotto? Qui stanno agendo apertamente, platealmente, senza nascondersi più – e con molta fretta. Perché egli “sa di avere poco tempo”.

* * *

Qualche giorno fa, la presidente della Fed Janet Yellen ha accusato un malore mentre parlava all’Università del Massachusetts. In quell’occasione, come per caso, abbiamo saputo dai giornali chi la sostituirebbe in caso di impossibilità: il numero due, Stanley Fischer, che è stato governatore della Banca centrale di Israele fino al 2013, ed ha lasciato quel posto per affiancare la Yellen. Nemmeno più fan finta.

Apocalisse 13: “ Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. (…) 15 Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. 16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome”.


      1) Dolorosa verità adombrata nella “ lettera della nipote del cardinale Giulia Facchini Martini, pubblicata sul “Corriere della Sera” del 4 settembre. Nel testo, si legge: “Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. (…) Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato” (Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, Con la morte del cardinal Martini è stata canonizzata la teologia del dubbio, Corrispondenza Romana, 12 settembre 2012).