venerdì 7 aprile 2017

Il 25 Aprile non è la festa di tutti.

Nessuna Repubblica al mondo, nemmeno sedicente «nata dalla Resistenza» (in realtà nata dalla sconfitta militare dell'Asse, al pari di Germania e Giappone), può permettersi di elevare a festa nazionale una data che è soprattutto di morte, strage e orrore per milioni di cittadini discendenti dalle centinaia di migliaia di vittime da allora bollate come «indegne di ricordo» (basti pensare solo ai centomila italiani rimasti sotto le macerie dei bombardamenti terroristici «liberatori» e totalmente dimenticati) ma i cui figli, nipoti e pronipoti si sono moltiplicati e custodiscono invece con affetto la memoria dei loro cari, ingiustamente discriminata.

Nessuno Stato al mondo, per quanto retto da follia o demenza, può macchiarsi, oltre un certo limite temporale, di una simile, sadica assurdità.



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